“Tutta Francavilla è mariana”. L’importanza del culto mariano nella città degli Imperiali

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Sottosopra, il Podcast di Paesituoi.News – Puntata 02

Sottosopra è il Podcast di Paesituoi.News: i fatti, i retroscena, il sopra e il sotto dalla città di Francavilla Fontana: questa è la seconda puntata del 27 gennaio 2023.

Giusto il 20 Aprile si sono tenuti i festeggiamenti in onore di Santa Lucia che dalla chiesa di San Eligio è stata portata in spalla e fatta sfilare per via Regina Elena, via Imperiali, via San Francesco, via Roma, passando per la piazza principale, piazza Umberto I, dove era stata allestita la Cassarmonica, con la banda al suo interno diretta dal maestro Ermir Krantja.

“Turandot” faceva da tema principale, come confermava un foglio inserito dentro la bacheca di legno, affissa sul fianco della Cassarmonica, con la cornice intarsiata di motivi floreali liberty e lettere in ottone messe una accanto all’altra a comporre la parola “Francavilla”, un cimelio rispolverato in questo tipo di occasioni quando si utilizza ciò che si è ereditato e che ancora svolge il suo compito. Così chi ascolta sa cosa sta ascoltando e chi è il maestro che dirige l’opera.

Tra la piazza, illuminata da luminarie sgargianti di verde e di giallo, e via Regina Elena, lungo cui si snodava un corteo di bancarelle, si apriva la facciata principale della chiesa di San Eligio dal cui interno lasciava intravedere l’inconfondibile altare maggiore, tenuto leggermente in penombra per far risaltare l’altarino dal tendaggio cremisi e dorato allestito per collocarvi la statua della martire ai cui piedi, introducendosi nella chiesa e attraversando la navata centrale, si raccolgono gli ultimi fedeli, i curiosi, fino ed oltre la mezzanotte, prima che si richiuda definitivamente il portone.

Non tutti conoscono la storia personale di Santa Lucia eppure qualcosa la suggerisce il piatto tenuto sul palmo della mano contenente due occhi, due pupille spalancate, e quella sua espressione estatica, fissa in un punto fermo ad un’altezza da cui chi la osserva è tagliato fuori, inconoscibile, se non a Lei, dal volto leggermente triste, ma la sua storia rimane ignota. Se qualcosa la si sa, la si sa per sentito dire, che le hanno cavato gli occhi, eppure il verde, il colore della speranza, continua a connotare il colore del suo manto, un verde tenue, che la avvolge e la cinge elegante e mansueta, senza tralasciare una grinza, una piega o un brandello pendente. Come Santa Lucia abbia difeso la proprio fede durante le persecuzioni religiose è ignoto e se pure glielo si chiede, non risponde. L’impressione è comunque di una bellissima Madonna.

Tra la festa di Santa Lucia e la prossima celebrazione di Maria S.S. della Croce del 17 Maggio, venerdì 5 Maggio si è tenuta l’Incoronazione di Maria S.S. del Rosario presso la Chiesa Matrice, – la Basilica Pontificia del S.S. Rosario, comunemente nota come “chiesa madre” – nel mese di Santa Rita, il mese di Maggio. Ritornano in mente le parole di don Alfonso Bentivoglio, parroco della chiesa madre, “Tutta Francavilla è mariana”, perché non sfugga come il culto di Maria sia radicato e dia forma alla città stessa. L’apice del culto lo si raggiunge a Settembre, con la Madonna della Fontana, nonché Patrona, e ad Aprile, con la Madonna dell’Addolorata.

Da appena un mese, infatti, si è tenuta la processione del Venerdì Santo che ha visto portare in spalle la statua dell’Addolorata avvolta da un manto nero con venature ricamate d’oro. Andando per le vie del paese durante quei giorni si avverte un senso di penitenza, smarrimento e, appunto, dolore.

Passano pochi giorni quando, il giovedì sera del 20 Aprile, è portata in spalle e fatta sfilare Santa Lucia respirando la prima aria di leggerezza dopo la venuta dell’Addolorata. Anche se non vuol essere un conforto questo perché ogni cosa ha il suo tempo, e il tempo della penitenza è prezioso ed indispensabile. Ché certe riflessioni sono imprescindibili, ma non ci sono protagonisti indiscussi. Piuttosto ci sono molte storie. Ciascuna straordinaria. Qualcuno forse vi si riconosce in essa. È curioso come le signore più anziane mentre si avvicinano ai piedi di queste statue si fermano, guardano, sovrappensiero. Qualcuna bisbiglia guardando fissa la statua. Le ragazze si avvicinano, fremono come farfalle, scattano fotografie e immaginano chissà cosa per l’avvenire.

Al culto mariano non partecipano solo le donne. E anche se Maria è celebrata, quindi costantemente ricordata, per aver dato la vita da vergine, non ha reso questo figlio schiavo del suo sacrificio. Nel sacrificio Gesù ha scelto della propria vita. Gesù era un predicatore, un povero, un libero. Allora è importante conoscere la storia racchiusa simbolicamente nella statua perché è questa che celebriamo.

Durante la messa di venerdì 5 Maggio, Monsignore Vincenzo Pisanello ha domandato dall’ambone: “Sapete cos’è la morte eterna?”. Poi, rivolgendosi ad una signora seduta al primo banco, indicandola con l’indice le ha chiesto: “Lei come si chiama?”; una voce risponde: “Beatrice”, ed egli continua: “Beatrice, ti è mai capitato di sentirti triste?”; al che la voce risponde “Sì”, e il monsignore: “Ecco, immagina questa tristezza moltiplicata all’infinito, essere sempre tristi senza poter mai cambiare umore, questa è l’eterna morte”.

In un certo senso non ha avuto tutti i torti. Se con il culto di Maria si ricorda implicitamente che la donna è fertile e può procreare, la verità secondo la quale la donna non è solo questo è un’estremizzazione. La donna non è donna solo se adopererà quest’innata facoltà, la donna è comunque donna, ma non per questo si deve consumare la magia della fertilità stessa, lo stupore di una nuova vita che nasce. Il culto di Maria rinnova la speranza perché ricorda il dono della vita.

Forse è per questo che Monsignore si chiede e chiede a tutti i partecipanti la Santa Messa: “Cosa saremmo se quel giorno Maria si fosse tirata indietro, avesse detto di no?”. Probabilmente saremmo tristi. Non saremmo mai nati. Intanto di sottofondo il coro scandisce le varie tappe della messa. Non si sa cosa accadrà. Si sa che si terrà l’Incoronazione della Madonna del Rosario. Al lato dell’altare maggiore è stato allestito l’altarino dalle tonalità chiare, celestiali, proprio di quell’azzurro che ricorda il cielo, e ai piedi della vergine con bambino retto nel braccio sinistro, sono inginocchiati da un lato, San Domenico, e dall’altro, Santa Caterina da Siena. Il coro rimane in disparte, nascosto dal grande pulpito di legno che svetta sulla parete divisoria della navata laterale.

La sera precedente, invece, il coro si trovava al centro dell’altare maggiore, disposto lungo la scalinata, formato da cinque cori diversi: il coro della chiesa di Sant’Eligio, della Madonna del Carmine, della Madonna della Croce, di San Lorenzo e, per l’appunto, della Madonna del Rosario.

Uno di loro, Adalberto Alfonzetti, alla domanda “Cos’è per te cantare in chiesa?”, risponde senza indugio “Cantare in chiesa è un servizio. Certo, io preferisco le celebrazioni eucaristiche dove si è in comunione con la preghiera ma cantare in chiesa rimane un servizio che si presta al di là di chi ti ascolta”. Ad ascoltare quella sera si era in molti e probabilmente ciò rispecchiava il proposito del parroco, Don Alfonso, quando rivela al termine del concerto: “In un periodo in cui l’individuo è portato a stare da solo, insieme è più bello”.

E neanche Don Alfonso aveva tutti i torti. Mentre in piazza Umberto I si consumava il dibattito pubblico fra i tre candidati sindaci alle prossime amministrative e l’occasione si configurava piuttosto come un allontanamento dal focus della cultura a Francavilla Fontana, nel frattempo nella Chiesa Madre musica e canto si intrecciavano e si espandevano sotto le volte delle navate e della cupola centrale senza il pagamento di un biglietto.

A volte bastano dei luoghi dove stare bene senza consumare nulla. Continua Don Alfonso: “Ho chiamato Pasquale e gli ho detto: ‘Che dici, facciamo questa cosa?’ E lui mi ha risposto di sì”. Pasquale è Pasquale della Porta, 26 anni e suona il clarinetto ma nei giorni di giovedì 4 e venerdì 5 Maggio ha rivestito i panni di direttore del coro. Quando gli ho chiesto cosa ci voglia per dirigere un coro ha risposto: “Passione”.

Le parole dette durante la messa di venerdì 5 Maggio, alla stregua dell’atto d’Incoronazione di Maria S.S. del Rosario, rimangono impresse nella mente. “Le corone realizzate in tempi diversi sono il frutto di un lavoro lungo e minuzioso guidato da un profondo cambiamento interiore che ha segnato radicalmente la mia vita”, legge ad un certo punto dall’ambone un giovane signore, “questa corona, donata a Maria Santissima del Rosario il 15 maggio 2022 è dedicata a tutte le vittime della pandemia e a tutte le mamme, quelle mamme che sono riuscite nonostante tutto a mantenere un clima sereno tra le mura domestiche donando sorrisi e abbracci ai loro bambini. La seconda corona donata il 5 Maggio 2023 a Gesù Bambino è frutto di una rinascita interiore (…) dedicata a tutti i bambini che come Gesù hanno alleviato la sofferenza alleggerendo la nostra anima con la purezza dei loro abbracci e la luce dei loro occhi”.

È Daniele Carriere, il quale, durante la pandemia ha potuto lavorare nel suo laboratorio orafo, destando l’interesse e la curiosità dell’ex capitano dei carabinieri Gianluca Cipolletta che ogni tanto si affacciava chiedendogli: “Allora a che punto siamo con la corona?”. Quella corona che nasce da un bozzetto preparatorio ora adorna il capo della Madonna del Rosario.

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